Compagnia Alberto Salvi “Delirium Betlem, ovvero i Re Marci” – Innamorati del teatro

9 settembre, Compagnia Alberto Salvi in “Delirium Betlem, ovvero i Re Marci”

Info e prenotazioni https://bit.ly/CompagniaAlbertoSalvi
CREDITS
con Francesco Ferrieri, Riccardo Goretti, Alberto Salvi editing Francesco Ferrieri, Riccardo Goretti luci
Alberto Salvi costumi Collettivo Métastasi una produzione SMartit, Federgat I Teatri del Sacro 2015 con il
sostegno di Armunia in collaborazione con Comune di Prato Assessorato alla Cultura con il supporto di
Rabbia/Fondazione Teatro Valle Bene Comune grazie a Gabriele Allevi, Marta Ceresoli, Matilde Facheris
SINOSSI
È una notte tiepida dal cielo limpido di un inverno qualsiasi, in una metropoli del nord Italia. Tre uomini, tre
disadattati, tre falliti e totalmenti inconsapevoli, nutrono, nel loro profondo, una ancor flebile speranza che qualcosa
possa cambiare, che il mondo, tutto, possa finalmente svoltare e la loro esistenza, con quella dell’umanità intera,
possa ritrovarsi in una nuova era, in cui equilibrio e pace appartengano veramente ad ogni essere vivente. In questa
meravigliosa illusione, in questo fuoco fatuo della mente, in questo grande abbaglio vedono, nel cielo terso sopra di
loro un segno inconfondibile, un presagio, la profezia che aspettavano: la Stella Cometa brilla imperturbabile e
segna la Via. Il Cristo Redentore, il Figlio di Dio, l’essenza dell’amore incarnata sta tornando. Da questo momento
nulla sarà più lo stesso. Le loro vite, il corso sbiadito della loro esistenza, muterà inesorabilmente e per sempre.
Alleluja.
NOTE DI REGIA
DELIRIUM BETLEM ovvero i Re Marci è il secondo di tre sacrosanti lamenti.
Dopo il lavoro sulla figura popolare de La Pelegrina con LA MARIA STÓRTA, la trilogia che accosta il sacro con il profano prosegue, aggiungendo un nuovo tassello a questo corroborante tema. In questo secondo capitolo il lavoro si sviluppa nell’immediato, in un oggi carico di tutte le contraddizioni che caratterizzano la nostra era.
I Re Marci sono, a tutti gli effetti, uno stimolo per parlare di Dio ma anche, probabilmente, della morte e del diavolo, del male e pure della salvazione, della punizione e della redenzione, dell’amore e delle illusioni, dei disillusi e dei nichilisti, dei pacifisti e delle guerre, delle paure e del coraggio, di niente e di tutto questo messo insieme, in un vorticante e caotico magma che tanto somiglia a ciò che ci ostiniamo a chiamare vita.
È, in definitiva, un modo per parlare dell’uomo e della in lui delirante coesistenza di luce e buio.
Dopotutto, ho dovuto passare i quarant’anni per comprendere quanto di cattolico e anarchico, di santo e
blasfemo, di equilibrato e folle, di sacro e profano appartenesse a questa mia
tanto amata, nonché odiata, esistenza. E che Dio me la mandi buona.

 

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